Egregio Presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano
Le scrivo in seguito alle calunniose e ingiuriose affermazioni del signor Renato Brunetta, Ministro della nostra Repubblica, esternate nel corso del convegno del Pdl il 19 settembre 2009 a Cortina D'Ampezzo e riferite alla considerevole parte di cittadini italiani che non si riconosce in quella 'élite di parassiti' che starebbe progettando un 'colpo di Stato' e che, come se non bastasse, deve anche 'andare a morire ammazzata'.
Personalmente, mi sento profondamente offeso come persona e come cittadino di questa Nazione.
Un Ministro della Repubblica non può assumere pubblicamente siffatti comportamenti, poiché in questo modo si offende e si accusa ingiustamente una parte del Paese onesta, democratica, civile.
Le deliranti parole del signor Renato Brunetta, non solo ledono la dignità personale, civica e politica degli individui, ma sono del tutto gratuite e prive di ogni fondamento. Esplicitare in forma pubblica tali accuse, da parte di un Ministro, significa ufficializzarne i contenuti e distorcere, agli occhi della pubblica opinione, i sani valori democratici della parte politica di cui faccio orgogliosamente parte, tantopiù che il suddetto Ministro non esita neppure a utilizzare il pubblico sito del Governo italiano per rivolgere altre accuse e per difendere le proprie posizioni.
Chiedo a Lei, signor Presidente, nella Sua qualità di garante di tutti gli articoli della Costituzione italiana, di voler agire in seno a questa vicenda, nel rispetto del buon senso e dei princìpi di fratellanza e di civiltà, restituendo a tutti i cittadini italiani il dovuto equilibrio nel dibattito politico e richiamando il Ministro Renato Brunetta ad un comportamento civile e deontologicamente proprio al ruolo istituzionale che egli ricopre.

